“Rosa di maggio” di Alda Merini, significato e immagine della primavera
“Rosa di maggio” è una poesia di Alda Merini pubblicata nel 1953 all’interno della raccolta La presenza di Orfeo. Nella lirica l’autrice ci presenta un’immagine della primavera in cui la bellezza del paesaggio emerge da ogni verso e si incarna perfettamente nella perfezione delle rose. Il ritorno ai ricordi d’infanzia è quasi inevitabile, così come il confronto tra cicli della natura e mancanza di pietà del tempo umano.

Testo della poesia “Rosa di maggio” di Alda Merini
L’alba si è fatta
profumo di rose.
Rosa di maggio,
abbarbicata sul muro vetusto;
affresco di vita
corroso dagli scherni del tempo.
Tappeto di petali bianchi
sul selciato di dolci primavere.
Fra gli agrumi imbiancati dai fiori,
mano nella mano di mio padre,
stretta, stretta,
al richiamo del cuore di mamma,
ansioso, protettivo.
Diventeranno frutti copiosi,
allieteranno tavole imbandite
tra gli amici dell’allegria,
svaniti nei rivoli
del più salubre inganno.
In fondo, oltre la siepe,
scorgere i ceppi temprati dagli anni;
offrono ancora nuova vegetazione,
nuove foglie, tenere e indifese,
al soffio di vento.
Qual è il significato di “Rosa di maggio” di Alda Merini?
Con “Rosa di maggio” Alda Merini ci fa immergere in un paesaggio in cui sta tornando la primavera. Maggio viene identificato come il mese delle rose e questa caratteristica emerge subito dalle sensazioni immediate, visive e olfattive, con cui si apre la lirica. La natura che rifiorisce fa anche tornare alla mente dell’aturice dei lontani ricordi di infanzia.
Il flashback è, allor, oltre che concettuale anche cromatico perché improvvisamente a dominare sono le tinte del bianco, simbolo di purezza. La conclusione della poesia segna un quasi crudele ritorno alla realtà, con i campi temprati dal tempo. La capacità della natura di rinascere ogni anno, però, rimane protagonista.
Come Alda Merini racconta la primavera?
All’interno di “Rosa di maggio” Alda Merini riesce a farci identificare perfettamente la primavera con il bellissimo fiore a cui dedica la lirica. La rosa diventa l’incarnazione di bellezza, purezza e resilienza e, altrove nella sua poesia, l’autrice la definisce persino una manifestazione del divino. Il fiore si trasforma anche in pretesto che unisce, attraverso la sua periodica rinascita, passato, presente e futuro, senza mai cedere nulla della propria perfezione al tempo trascorso e a venire.
Tali caratteristiche del fiore finiscono anche per ricordarci, in un’impietosa contrapposizione, quanto invece la felicità a cui anela l’umanità sia per natura effimera e quanto alla ciclicità delle stagioni faccia sempre da contrappunto la linea dell’esistenza umana che non si riavvolge mai su se stessa.
Maggio è il mese in cui la primavera raggiunge il proprio apice e Alda Merini con “Rosa di maggio” ci porta a interiorizzare questo concetto. Il finale della poesia porta, comunque, un messaggio di speranza, per quanto dolorosa. I germogli pronti a sbocciare al soffio del vento vengono infatti definiti “teneri e indifesi” perché si affacciano alla vita con determinazione, ma appaiono quasi impreparati a ciò che li aspetta.






