Rabarbaro, proprietà e benefici
Il rabarbaro è una pianta da sempre apprezzata dall’uomo per le sue proprietà. I valori nutrizionali che lo contraddistinguono lo rendono un alleato di diverse parti del nostro organismo e la sua efficacia come rimedio naturale contro diversi disturbi è ormai testata. In cucina il vegetale aggiunge note di sapore uniche e si dimostra versatile. Andiamo allora a scoprire tutto quello che c’è da sapere.

Rabarbaro: la pianta
Il rabarbaro, il cui nome scientifico è Rheum rhabarbarum, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Polygonaceae. Il vegetale vanta una struttura imponente e raggiunge i 2 metri di altezza. La radice è robusta e carnosa. Le foglie appaiono ampie, spuntano da una rosetta basale e hanno margini seghettati. I piccioli, che raggiungono i 60 centimetri di lunghezza, rappresentano la parte commestibile.
All’apice dei gambi pende un fiore dalla colorazione variabile. Il nome rabarbaro deriva dalle parole greche “rha” che indica la pianta e “barbaron”, ovvero prerogativa delle popolazioni straniere, perché coltivato in territori estranei alla Grecia. Le prime testimonianze sull’utilizzo della pianta sono, tuttavia, da collocare in Cina, intorno al 2700 a.C.
A cosa fa bene il rabarbaro?
Il rabarbaro può rivelarsi un toccasana per il nostro organismo. Le parti commestibili della pianta sono un concentrato di vitamine e minerali. Tra le prime spicca la K, alleata della coagulazione, mentre tra i secondi abbondano potassio e magnesio. Le fibre sono ben presenti e lo stesso vale per gli antrachinoni.
Il mix di queste due tipologie di componenti trasforma la pianta in un’alleata dell’apparato digerente e le conferisce importanti proprietà lassative. I tannini, che esercitano un’azione antiossidante, la rendano anche in un antinfiammatorio naturale. Il vegetale si dimostra persino un buon antibatterico e antiparassitario naturale.
Come si mangia il rabarbaro?
Per godere delle proprietà del rabarbaro è possibile sfruttare la pianta in diversi modi. In cucina si utilizzano, come detto le coste, che vantano note acidule, che risultano mitigate in alcune varietà. Queste possono essere cotte al forno o stufate in pentola. Il vegetale è allora particolarmente utilizzato in salse, marmellate e confetture, che si dimostrano perfette per accompagnare piatti di carne agrodolci.
Il rabarbaro è popolare anche nelle bevande, all’interno di succhi, liquori e cocktail che possono ritagliarsi un posto di rilievo nell’happy hour. Le tisane, preparate con la radice essiccata, completano l’opera, facendo da ottimo rimedio digestivo e lassativo. In erboristeria pomate, tinture madri o gel che lo contengono vengono impiegate per le loro proprietà cicatrizzanti e lenitive.
Per quanto il rabarbaro sia un concentrato di proprietà, il principio rimane quello della moderazione. Un consumo eccessivo del vegetale può portare infatti a stressare troppo l’intestino. Per le donne in gravidanza, poi, la pianta dovrebbe restare off limit proprio per la sua azione purgativa. Le foglie sono inoltre tossiche a causa della grande quantità di acido ossalico che contengono.






