Morbo di Parkinson, la cura potrebbe arrivare dai rifiuti di plastica
Se fossimo alla ricerca di scorte di farmaci contro il morbo di Parkinson, non esploreremmo di certo una discarica e forse sarebbe un errore. Uno studio pubblicato in Nature Sustainability ha infatti mostrato che, grazie all’azione mirata di alcuni communi batteri, è possibile ricavare il L-dopa, preparato attualmente utilizzato contr la malattia, proprio dalle bottiglie di plastica usate. Il processo si rivela persino a zero emissioni.

Morbo di Parkinson: cure dalla plastica
A concentrarsi su come ricavare farmaci contro il morbo di Parkinson dai rifiuti di plastica ci ha pensato un team dell’Università di Edimburgo. I ricercatori sono partiti dal polietilene tereftalato, un materiale con cui abbiamo costantemente a che fare, dato che si tratta della plastica dura impiegata in genere per imbottigliare acqua e bibite.
Dopo aver scomposto quest’ultimo hanno sottoposto l’acido tereftalico, il componente chimico di base, all’azione di alcuni batteri appartenenti ai ceppi di Escherichia coli geneticamente modificati. I microrganismi si sono rivelati in grado di convertire la sostanza in L-dopa, il farmaco principale attualmente utilizzato contro il morbo. L’efficienza di conversione è risultata pari all’84%.
Cure per il morbo di Parkinson: perché contano i nuovi metodi?
I nuovi metodi si preparano a rivoluzionare completamente il panorama delle cure contro il morbo di Parkinson. Oggi produrre il L-dopa implica l’utilizzo di significative quantità di combustibili fossili e, quindi, causa l’immissione in atmosfera di importanti volumi di CO2. Il nuovo processo permetterebbe, invece, di sfruttare materiali altrimenti ridotti a rifiuti, attraverso dinamiche che, implicando l’utilizzo di microrganismi, si dimostrano del tutto sostenibili.
Gli scienziati hanno anche effettuato test utilizzando la microalga Chlamydomonas reinhardtii per catturare la CO2 generata come scarto durante il “riciclo” ottenendo la praticamente totale neutralità carbonica in meno di 12 ore.
Morbo di Parkinson: dai rifiuti alla cura
I nuovi metodi per sintetizzare il L-dopa contro il morbo di Parkinson rappresentano un’importante innovazione per l’intera industria farmaceutica. SI tratta infatti della prima volta in cui viene impiegato un processo biologico naturale per convertire la plastica in principi attivi utili a livello terapeutico. Il procedimento permette, per altro, anche di intervenire sul problema dei rifiuti.
Ogni anno nel mondo vengono prodotte circa 400 milioni di tonnellate di plastica, 50 delle quali di PET. Gran parte di queste finiscono per altro nelle discariche o disperse nell’ambiente. Ogni dinamica che punti alla circolarità costituisce quindi una risorsa su cui investire. Il tradizionale riciclo non sembra, infatti, rivelarsi sufficiente.
I ricercatori sono ora determinati a trasformare le scoperte su come sintetizzare il farmaco contro il morbo di Parkinson sfruttando la plastica, in un una prassi. Gli autori stessi dello studio hanno però sottolineato che siamo solo alla fase iniziale del processo. Appare ora necessario approfondire le indagini e mettere a punto metodi per eliminare qualsiasi forma di contaminazione, oltre che per rendere la dinamica replicabile su ampia scala.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazioni indesiderate.






