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Le poesie più belle sui fiumi

Le poesie più belle sui fiumi

Da Giuseppe Ungaretti a Pablo Neruda andiamo a scoprire insieme alcune delle poesie più belle mai dedicate ai fiumi e al loro scorrere.

I fiumi sono protagonisti di canzoni, poesie e aforismi di rara bellezza. Alcuni autori hanno insistito sulla capacità del loro scorrere di incarnare alla perfezione la parabola del tempo che mai torna indietro e dell’ineluttabilità del destino, mentre altri si sono concentrati su quanto esso sappia ispirare riflessioni o inquietudine, a seconda dello stato d’animo di chi si avvicina. Andiamo allora a scoprire insieme alcune delle liriche più belle sull’argomento.

Le poesie più belle sui fiumi
@envatoelements

Poesie sui fiumi: le più belle 

“I fiumi” di Giuseppe Ungaretti 
Cotici, il 16 agosto 1916 

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina 
Che ha il languore 
Di un circo 
Prima o dopo lo spettacolo 
E guardo 
Il passaggio quieto 
Delle nuvole sulla luna 

Stamani mi sono disteso 
In un’urna d’acqua 
E come una reliquia 
Ho riposato 

L’Isonzo scorrendo 
Mi levigava 
Come un suo sasso 
Ho tirato su 
Le mie quattro ossa 
E me ne sono andato 
Come un acrobata 
Sull’acqua 

Mi sono accoccolato 
Vicino ai miei panni 
Sudici di guerra 
E come un beduino 
Mi sono chinato a ricevere 
Il sole 

Questo è l’Isonzo 
E qui meglio 
Mi sono riconosciuto 
Una docile fibra 
Dell’universo 

Il mio supplizio 
È quando 
Non mi credo 
In armonia 

Ma quelle occulte 
Mani 
Che m’intridono 
Mi regalano 
La rara 
Felicità 

Ho ripassato 
Le epoche 
Della mia vita 

Questi sono 
I miei fiumi 

Questo è il Serchio 
Al quale hanno attinto 
Duemil’anni forse 
Di gente mia campagnola 
E mio padre e mia madre. 

Questo è il Nilo 
Che mi ha visto 
Nascere e crescere 
E ardere d’inconsapevolezza 
Nelle distese pianure 

Questa è la Senna 
E in quel suo torbido 
Mi sono rimescolato 
E mi sono conosciuto 

Questi sono i miei fiumi 
Contati nell’Isonzo 

Questa è la mia nostalgia 
Che in ognuno 
Mi traspare 
Ora ch’è notte 
Che la mia vita mi pare 
Una corolla 
Di tenebre

“Il canto del fiume” di Tone Pavček 

Voglio pensare come pensa il fiume.
Correre dalla fonte alla foce 
come lui che entro le sue rive 
non è mai lo stesso e sempre vivo
scorre nell’eternità 
e incessantemente esiste. 
Scalza tutto ciò che sfiora 
e si porta dietro, lava e sciacqua 
gli errori del tempo, i guai degli avi,
la fiducia dei nipoti, l’incredulità,
l’entusiasmo e i meriti, moderando
tutto in giusta misura. 
Corri allora. Semplicemente come il fiume. 
Dalla sorgente fino all’estuario. 
E non dimenticare come sono belli 
i grembi dei salici, dove il vento
nasconde i suoi canti, 
e gli irraggiungibili orizzonti.

“Il fiume e l’oceano” di Kahlil Gibran 

Dicono che prima di entrare in mare
Il fiume trema di paura. 
A guardare indietro 
tutto il cammino che ha percorso, 
i vertici, le montagne, 
il lungo e tortuoso cammino 
che ha aperto attraverso giungle e villaggi. 

E vede di fronte a sé un oceano così grande 
che a entrare in lui può solo 
sparire per sempre. 
Ma non c’è altro modo. 

Il fiume non può tornare indietro.
Nessuno può tornare indietro.
Tornare indietro è impossibile nell’esistenza. 

Il fiume deve accettare la sua natura
e entrare nell’oceano. 
Solo entrando nell’oceano 
la paura diminuirà, 
perché solo allora il fiume saprà 
che non si tratta di scomparire nell’oceano 
ma di diventare oceano.

“Il fiume” di Pablo Neruda 

Io arrivai a Firenze. Era 
notte. Tremai ascoltando 
quasi addormentato quel che il dolce fiume 
mi narrava. Io non so 
quel che dicono i quadri e i libri 
(non tutti i quadri né tutti i libri, 
solo alcuni), 
ma so ciò che dicono 
tutti i fiumi. 
Hanno la mia stessa lingua. 
Nelle terre selvagge 
l’Orinoco mi parla 
e capisco, capisco 
storie che non posso ripetere. 
Ci sono segreti miei 
che il fiume si è portato, 
e quel che mi chiese lo sto facendo 
a poco a poco sulla terra. 
Riconobbi nella voce dell’Arno allora,
vecchie parole che cercavano la mia bocca, 
come colui che mai conobbe il miele
e sente che riconosce la sua delizia.
Così ascoltai le voci 
del fiume di Firenze, 
come se prima d’essere mi avessero detto 
ciò che ora ascoltavo: 
sogni e passi che mi univano 
alla voce del fiume, 
esseri in movimento, 
colpi di luce nella storia, 
terzine accese come lampade. 
Il pane e il sangue cantavano 
con la voce notturna dell’acqua


Alice Facchini
Alice Facchini
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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