Cani da tartufo, così aiutano la scienza
I cani da tartufo sono animali dalle straordinarie capacità di ricerca e gli scienziati dell’ambito lo sanno bene. Non è raro dunque che sia proprio grazie a questi amici a quattro zampe che vengono identificate nuove specie di funghi o che si scopre di più su quelle già note. L’addestramento accurato rimane il presupposto fondamentale, insieme alla volontà dei padroni di mettersi al servizio della conoscenza.

Cani da tartufo: come aiutano la scienza
I cani da tartufo possono rivelarsi una risorsa utile per la scienza grazie al proprio naso. Questi animali sono infatti addestrati per trovare i pregiati funghi ipogei, ovvero che crescono sottoterra, in simbiosi con determinate piante, con cui formano le cosiddette micorrize. Il terreno in cui cresce il tartufo determina molto di quest’ultimo, a partire dalla forma e dalla dimensione.
Il primo contributo alla scienza degli amici a quattro zampe cercatori di tartufi è aiutare a definire tali parametri. Identificare una specie piuttosto che un’altra aiuta poi a comprendere come sui pregiati funghi influiscano fattori esterni come cambiamento climatico, inquinamento o quantità di precipitazioni.
Cani e specie di tartufo
In alcuni casi i cani da tartufo hanno portato anche a vere e proprie nuove scoperte in ambito scientifico. Risulta frequente, infatti, che gli amici a quattro zampe portino a identificare nuove specie fino a un determinato momento confuse con altre. Gli esempi di Tuber canirivelatum e Tuber cumberlandense individuati negli Stati Uniti nel 2025 fanno da paradigma.
Il primo presenta note aromatiche simili a quelle delle varietà di funghi ipogei più pregiati e appare quindi un candidato perfetto per le ricette gourmet, mentre il secondo si avvicina di più al profilo del tartufo estivo. Ora sembra che, sempre in Nord America, possa esistere una tipologia di prodotto che vanta un leggero profumo di torta alla banana.
Cani da tartufo: oltre la vendita
Il lavoro dei cani da tartufo può offrire vantaggi non solo ai propri padroni ma anche alla scienza in generale. Grazie alla capacità di questi animali di scovare i pregiati funghi è possibile addentrarsi più in profondità nella conoscenza della biodiversità a cui fa da culla una zona o delineare piani di conservazione più precisi.
Gli esperti sottolineano infatti che tutelare le specie rare non è possibile se non le si conosce. L’impegno dei padroni resta ovviamente fondamentale. Perché si possano fare progressi nell’ambito della conoscenza questi ultimi devono scegliere di inviare il tartufo ai laboratori specializzati, piuttosto che di utilizzarlo come fonte di guadagno.
Oltre il 90% della diversità fungina nel mondo è tutt’ora sconosciuta quindi ciò che fanno i cani da tartufo risulta ancora più importante. Addestrare questi animali richiede tempo e impegno, così come costituire con essi un’unità cinofila utile alla cavatura. Offrire supporto a chi, una volta affrontato questo step, si dimostri interessato anche all’aspetto scientifico dell’ambito potrebbe rivelarsi, secondo gli esperti, un ottimo punto di partenza verso l’approfondimento della ricerca.






