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Arcobaleni bianchi, cosa sono e come si formano

Arcobaleni bianchi, cosa sono e come si formano

Gli arcobaleni bianchi, o archi di nebbia, si formano quando le goccioline in sospensione nell’aria toccate dalla luce sono molto piccole.

Arcobaleni bianchi è una definizione che potrebbe sembrarci un ossimoro ma la natura è ancora una volta pronta a stupirci. Nel cielo si possono infatti formare degli archi, chiamati archi di nebbia, in cui i classici sette colori a cui siamo abituati non si svelano. All’origine del raro fenomeno ci sono delle goccioline in sospensione nell’aria dalle dimensioni molto limitate che non sono in grado di “rompere” la luce.

Arcobaleni bianchi, cosa sono e come si formano
@envatoelements

Cos’è un arcobaleno bianco? 

Un arcobaleno bianco è un fenomeno unico. A documentare per la prima volta la sua esistenza ci ha pensato l’esploratore spagnolo Antonio de Ulloa tra 1737 e 1739, anche se ci sono testimonianze secondo cui già Leonardo Da Vinci avesse intuito la spiegazione della dinamica. L’arcobaleno bianco si manifesta quando delle minuscole goccioline in sospensione nell’aria interagiscono con la luce, ma, essendo molto piccole, non possono agire come minuscoli prismi che separano le varie lunghezze d’onda. 

Qui il meccanismo è, piuttosto, quello della diffrazione. La luce viene dispersa e torna a rimescolarsi nel colore bianco. Perché questi archi, spesso definiti archi di nebbia o biancobaleni, si formino, le goccioline non devono avere diametro superiore a 0,05 millimetri o inferiore a 0,005 mm.

Perché l’arcobaleno bianco non ha colori? 

Gli arcobaleni bianchi sono così particolari perché non hanno colori. La dinamica si innesca, come visto, a causa delle dimensioni ridotte delle goccioline in sospensione nell’aria con cui la luce interagisce. Il biancobaleno può formarsi in presenza sia di illuminazione solare sia lunare. La dinamica non è, in realtà, quella dell’assenza di colori, ma quella della mescolanza di tutte le lunghezze d’onda. 

La luce bianca è infatti costituita dalla sovrapposizione di tutte le lunghezze d’onda dello spettro visivo. Il fenomeno è definito anche “fogbow”, ovvero “arco di nebbia” proprio perché a fornire le condizioni ideali per la sua formazione è la presenza di banchi di nebbia, in cui le goccioline in sospensione sono molto più piccole di quelle che cadono al suolo sotto forma di pioggia.

Che differenza c’è con l’arcobaleno normale? 

Arcobaleni bianchi e arcobaleni “classici” sono molto diversi fra di loro. Gli archi formati dai primi sono in genere più ampi di quelli che caratterizzano i secondi. Presentano poi una sfumatura tendente all’azzurro-blu al centro, e una tonalità che si può avvicinare al giallastro verso i bordi. L’arco che si forma in circostanze tradizionali invece ci mostra i classici, appunto, sette colori dell’arcobaleno. La sequenza, dall’esterno all’interno, è la seguente: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco, violetto. 

I nomi inglesi dei due fenomeni “rainbow” e “fogbow” esprimono poi il resto della differenza. Il primo termine può, infatti, essere tradotto come “arco di pioggia”, mentre il secondo, appunto, “arco di nebbia”. Mettersi di spalle al Sole, quando questo non è troppo alto sull’orizzonte rimane un presupposto fondamentale dell’osservazione.

Gl arcobaleni bianchi si possono osservare in presenza di un banco di nebbia o sul limitare di una nuvola. La mattina presto è il momento migliore per andare alla ricerca del fenomeno e il mare aperto offre un terreno di caccia ghiotto. Non è un caso che a coniare molti dei termini che definiscono simili manifestazioni siano stati proprio i marinai.


Alice Facchini
Alice Facchini
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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