Ondate di calore nei Paesi poveri uccideranno 10 volte di più
Le ondate di calore uccidono già molte persone nel mondo ma in futuro la situazione non potrà che peggiorare. Secondo uno studio del Climate Impact Lab la sorte peggiore toccherà alle realtà più svantaggiate, dove i sistemi di adattamento al nuovo clima continueranno a scarseggiare. Individuare gli hotspot su cui intervenire così da distribuire le risorse in modo razionale farà dunque la differenza per molte vite.

Ondate di calore: come saranno distribuite le morti?
Oggi nel mondo le ondate di calore causano il decesso di 489.000 persone all’anno. Il 45% di queste avviene in Asia, il continente più colpito dagli eventi meteo estremi, mentre il 36% è localizzabile in Europa, l’area del mondo che si scalda più rapidamente. Il Vecchio continente ha visto negli ultimi 20 anni un aumento del 30% delle morti dovute al caldo estremo.
Entro il 2050 però la situazione peggiorerà ulteriormente, secondo le stime, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Qui le vittime saranno 10 volte di più rispetto a quanto accadrà nei Paesi più ricchi, per un rapporto di 391.000 a 39.000 decessi all’anno.
Ondate di calore mortali
Il numero di decessi connessi alle ondate di calore è destinato ad aumentare pressoché ovunque ma l’impatto delle disuguaglianze sarà enorme. In Africa i decessi aumenteranno di 60 ogni 100.000 abitanti, raggiungendo un valore superiore a quelle delle morti causate oggi dalla malaria nel continente. In Pakistan la crescita toccherà quota +51 vittime ogni 100.000 raggiungendo il numero di decessi imputabili agli ictus nell’area.
Nord Africa, Medio Oriente e Asia sud-occidentale, già torride, registreranno i maggiori aumenti. Guardando alle singole città, invece, Faisalabad e Multan in Pakistan occupano i primi due posti della triste classifica, mentre Niamey in Niger completa il podio. Ogni giorno con temperature superiori a 35 ° C causa, in base ai dati, 4 decessi extra per 1.000.000 di abitanti.
Come rispondere alle ondate di calore
Il nuovo studio fa molto di più che sollevare allarme intorno alle ondate di calore. I ricercatori puntano infatti a favorire i processi di adattamento. Diramazione di allerte meteo precoci e messa a punto di strutture refrigerate che possano ospitare la popolazione nei momenti critici rappresentano due dei principali strumenti a cui i governi dovrebbero ricorrere.
Michael Greenstone, fondatore del Climate Impact Lab, ha specificato che il presupposto fondamentale è identificare le aree dove le azioni sono più necessarie così da investire le poche risorse a disposizione in modo efficace. La speranza è dunque che la ricerca appena fornita faccia da utile strumento. La collaborazione internazionale rimane nell’ottica imprescindibile.
Le ondate di calore sono destinate a diventare sempre di più un’emergenza globale. Paesi come Alaska, Canada e Groenlandia faranno, di contro, registrare ancora meno decessi dovuti alle temperature torride di oggi ma ciò non basterà a pareggiare il bilancio. La disparità tra responsabilità e impatto della corsa del cambiamento climatico diventerà, per altro, sempre più evidente.






