Cambiamento climatico, per rispondere le piante cambiano forma alle proteine
Le piante non possono semplicemente scappare dagli effetti del cambiamento climatico e quindi hanno trovato un modo per rispondere. Secondo uno studio pubblicato in Proceedings of the National Academy of Sciences i vegetali arrivano ad alterare la struttura di una delle più importanti proteine coinvolte nella fotosintesi e a modificare quindi le proprie modalità di crescita. La scoperta ha importanti implicazioni per l’agricoltura ma non deve trarre in inganno.
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Cambiamento climatico: cosa fanno le piante sotto stress?
Il cambiamento climatico è una minaccia costante per le piante e queste reagiscono in modi finora ritenuti impensabili. Una delle più importanti azioni riscontrate nei vegetali riguarda il rubisco o ribuloso-1,5 bifosfato carbossilasi/ossigenasi. Questo è una proteina coinvolta nella prima fase della fotosintesi, che lavora in combinazione con la clorofilla.
Grazie a essa la CO2 viene convertita in glucosio e contribuisce, quindi, alla crescita della pianta stessa. L’enzima è composto da 8 subunità maggiori, che ne costituiscono la struttura di base, e 8 minori e sono proprio queste ultime che vengono ricombinate per permettere alle piante di rispondere alle fluttuazioni imprevedibili delle temperature.
Piante e cambiamento climatico: cosa succede
Il recente studio su piante e cambiamento climatico è stato condotto da un team di ricercatori di Cornell, Texas A&M e Stockholm University. Al centro delle indagini è finita l’arabetta comune, vegetale ampiamente studiato in botanica perché considerato un organismo modello. Gli scienziati hanno dunque notato che a temperature più basse corrisponde una “versione” del rubisco pensata per muoversi più fluidamente e per funzionare più rapidamente.
Il fissaggio del carbonio e la crescita si massimizzano. Al contrario le ondate di calore portano la pianta a optare per una forma dell’enzima più rigida e controllata, che inibisca almeno in parte la sua azione. La prima dinamica si è innescata, per esempio, a temperature di 10 °C, mentre la seconda ha trovato terreno fertile quando le colonnine di mercurio hanno toccato quota 30 °C.
Perché sapere come le piante rispondono al cambiamento climatico?
Capire i meccanismi che le piante mettono in atto per rispondere al cambiamento climatico può rivelarsi di fondamentale importanza per l’uomo. La loro capacità di resistere a ondate di calore e picchi di gelo improvvise può influenza, per esempio, la resilienza delle colture e ha quindi un impatto diretto sulle scorte alimentari disponibili.
Trovare metodi che permettano di interagire in modo diretto con i cambiamenti messi nella struttura del rubisco potrebbe aiutare a dare una spinta alla produzione. Anche comprendere quali piante reagiscano in determinati modi e quali in altre rappresenta una priorità. L’azione della proteina ha poi una relazione diretta con il sequestro del carbonio e l’approfondimento della ricerca acquista ancora più valore.
Le piante lottano per adattarsi al cambiamento climatico e la nuova ricerca lo ribadisce. Il rubisco è la proteina più abbondante sul pianeta quindi capirne il funzionamento potrebbe fare da discriminante importanti nell’ottica della lotta alla corsa del riscaldamento globale. I ricercatori ora si chiedono fino a che limite i vegetali siano in grado di arrivare.






